Razionale

Si stima che ogni anno la mortalità per le malattie cardiovascolari, comprese le coronaropatie (CAD) e le arteriopatie periferiche (PAD), sia di circa 17,7 milioni di persone ovvero il 31% della mortalità mondiale. Inoltre, chi soffre di malattie cardiovascolari ha un’aspettativa di vita ridotta di oltre 7 anni. 
 La cardiopatia ischemica include tutte le condizioni in cui si verifica un insufficiente apporto di sangue e di ossigeno al muscolo cardiaco. La causa più frequente è l'aterosclerosi, caratterizzata dalla presenza di placche ad elevato contenuto di colesterolo (ateromi) nelle arterie coronarie, capaci di ostruire o ridurre il flusso di sangue. La cardiopatia ischemica presenta manifestazioni cliniche differenti quali l’angina pectoris stabile e instabile e l’infarto del miocardio.  L'attività del cuore è caratterizzata da un equilibrio tra il fabbisogno di ossigeno del muscolo cardiaco e il flusso di sangue. Il cuore è un organo che utilizza grandi quantità di ossigeno per il proprio metabolismo. In presenza di patologie o condizioni che alterano questo equilibrio si può generare una_riduzione acuta o cronica, permanente o transitoria, dell’apporto di ossigeno (ipossia o anossia) e degli altri nutrienti, che può a sua volta danneggiare il muscolo cardiaco, riducendone la funzionalità (insufficienza cardiaca). L’ostruzione improvvisa delle coronarie può condurre all'infarto miocardico con un elevato rischio di arresto circolatorio e decesso. Va ricordato che la patologia aterosclerotica e la cardiopatia ischemica sono la principale causa di morte nel mondo Occidentale. 
Chi soffre di queste patologie è a rischio di sviluppare eventi trombotici che possono comportare disabilità per danno miocardico esteso, perdita della funzione degli arti e loro danno ischemico e necrotico, per l’estensione della malattia vascolare in periferia, danno cerebrale e decesso.  Le attuali Linee Guida terapeutiche raccomandano, come scelta prioritaria in tali situazioni, la terapia antiaggregante piastrinica, assunta singolarmente (aspirina) o in un’associazione con un nuovo antiaggregante o con un anticoagulante a basso dosaggio ( pazienti più alto rischio).Il problema di tali pazienti va però al di là della ‘semplice’ scelta terapeutica antitrombotica, comprende infatti un percorso organizzativo costruito sulla misura della gravità del paziente, tenendo conto della complessità anatomica vascolare coronarica, della sua estensione a sedi extracardiache, della capacità di comprendere il problema della malattia sofferta e  della reale aderenza alla terapia da parte del paziente, del coinvolgimento del medico di medicina generale nella valutazione del raggiungimento dei target terapeutici, dell’epicrisi del lungo percorso diagnostico e terapeutico offerto al paziente da tutti i protagonisti del percorso che va dall’evento acuto sino alla gestione dell’intera cronicità .